Milano, 14 Marzo 2016- A Live Wine 2016, le visite gustose dell’ufficio
stampa dell’Associazione Internazionale Borghi Europei del Gusto e
dell’Altratavola ( con l’ausilio di Endstat Foto) alle cantine
espositrici sono state molteplici: degna di menzione è l’azienda
agricola biodinamica “Cascina degli Ulivi” (con agriturismo dotato di 4
camere costruite in bioedlizia e 17 posti letto totali), che si trova
sulle colline del Gavi a Novi Ligure (Alessandria).
Il nume tutelare
di questa cantina è Stefano Bellotti, che ha iniziato a occuparsi di
agricoltura nel 1977, per poi cominciare a coltivare i propri terreni
col metodo biodinamico nel 1984, evitando così sostanze tossiche e
dannose e accrescendo la qualità dei prodotti, dove oltre ai pregevoli
vini, vi sono anche ortaggi, frutta e cereali. L’azienda possiede anche
un piccolo allevamento di animali da bassa corte.
Per quanto riguarda
i vini, che sono tutti naturali al 100% e di grande impatto al palato, i
comunicatori dei Borghi Europei del Gusto hanno potuto degustare Il
Gavi Docg, molto fresco e beverino, l’A Demua- Monferrato Bianco Doc,
che è un uvaggio comprendente vitigni antichi come il Riesling, la
Verdea, la Bosco, la Timorassa e la Moscatella e rossi come il Nibio,
fatto con uve Dolcetto e il Mounbè, vino di corpo a base di Barbera.
Quello
al Live Wine è stato sicuramente un momento fondamentale per conoscere e
comunicare territori ed eccellenze vinicole un po’ fuori dal coro:
Cascina degli Ulivi è tra queste, essendo fra l’altro impegnata nel
progetto Fattorie Didattiche, che denota la passione per il proprio
territorio.
martedì 15 marzo 2016
giovedì 29 ottobre 2015
AGRICOLTURA BIOLOGICA: FA BENE ALL'UOMO, TUTELA L'AMBIENTE. La case history marchigiana, regione all'avanguardia.
Vinitaly 2015 ha ospitato quest’anno oltre 170 aziende produttrici di
vino certificate bio, sei provenivano dalla Regione Marche: l'azienda
agrobiologica San Giovanni, la cantina Offida e la società agricola Ciù
Ciù, tutte nel Comune di Offida (Ascoli Piceno), la società agricola
Pievalta a Maiolati Spontini (Ancona) e l'azienda vinicola Costadoro a
San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno).
Oggi, tra i prodotti biologici possiamo dunque annoverare anche il vino. … ma cosa significa “Vino biologico”? Lo abbiamo chiesto ad alcuni esperti, intervenuti ai “Giovedì del Gusto” organizzati a Milano da Regione Marche per presentare le eccellenze enogastronomiche marchigiane.
Il vino biologico è un prodotto che deriva da un metodo di coltivazione con regole ben precise, che esclude l’uso di antiparassitari o concimi chimici di sintesi.
Per la fertilizzazione dei terreni, ad esempio, sono impiegati concimi organici, e per la difesa delle coltivazioni da parassiti, si agisce preventivamente rinforzando le piante (ad esempio con concimazioni equilibrate), in modo diretto con trattamenti antiparassitari di origine naturale (es. rame, zolfo, estratti di piante, ecc.) o impiegando la lotta biologica (uso di organismi viventi antagonisti dei parassiti).
La differenza tra vino “tradizionale” e biologico è sostanzialmente nell’assoluta mancanza di sostanze chimiche. Contiene inoltre più sostanze utili per l’organismo umano, come il resveratrolo che numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato essere un protettivo per il sistema cardiocircolatorio.
Perché dunque scegliere un vino prodotto con uve ottenute da Agricoltura Biologica? Perché è sinonimo di qualità, genuinità e perché tutela la salute del consumatore e dell’agricoltore, rispettando e salvaguardando l’ambiente.
Finalmente l’8 febbraio 2012, il Comitato per la regolamentazione sull’Agricoltura Biologica dell’Unione Europea (SCOF – Standing Committee on Organic Farming) ha votato una legislazione comunitaria europea specifica che normasse la trasformazione delle uve a vino biologico. Dal 1 agosto 2012 è entrato in vigore il nuovo Regolamento che, oltre a normare tutte le tecniche di vinificazione biologica, permette di confezionare i vini dichiarando in etichetta “vino biologico” e non più “vino da uve biologiche” e la possibilità di utilizzare il logo europeo che identifica il prodotto biologico in tutto il mondo.
Oggi, tra i prodotti biologici possiamo dunque annoverare anche il vino. … ma cosa significa “Vino biologico”? Lo abbiamo chiesto ad alcuni esperti, intervenuti ai “Giovedì del Gusto” organizzati a Milano da Regione Marche per presentare le eccellenze enogastronomiche marchigiane.
Il vino biologico è un prodotto che deriva da un metodo di coltivazione con regole ben precise, che esclude l’uso di antiparassitari o concimi chimici di sintesi.
Per la fertilizzazione dei terreni, ad esempio, sono impiegati concimi organici, e per la difesa delle coltivazioni da parassiti, si agisce preventivamente rinforzando le piante (ad esempio con concimazioni equilibrate), in modo diretto con trattamenti antiparassitari di origine naturale (es. rame, zolfo, estratti di piante, ecc.) o impiegando la lotta biologica (uso di organismi viventi antagonisti dei parassiti).
La differenza tra vino “tradizionale” e biologico è sostanzialmente nell’assoluta mancanza di sostanze chimiche. Contiene inoltre più sostanze utili per l’organismo umano, come il resveratrolo che numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato essere un protettivo per il sistema cardiocircolatorio.
Perché dunque scegliere un vino prodotto con uve ottenute da Agricoltura Biologica? Perché è sinonimo di qualità, genuinità e perché tutela la salute del consumatore e dell’agricoltore, rispettando e salvaguardando l’ambiente.
Finalmente l’8 febbraio 2012, il Comitato per la regolamentazione sull’Agricoltura Biologica dell’Unione Europea (SCOF – Standing Committee on Organic Farming) ha votato una legislazione comunitaria europea specifica che normasse la trasformazione delle uve a vino biologico. Dal 1 agosto 2012 è entrato in vigore il nuovo Regolamento che, oltre a normare tutte le tecniche di vinificazione biologica, permette di confezionare i vini dichiarando in etichetta “vino biologico” e non più “vino da uve biologiche” e la possibilità di utilizzare il logo europeo che identifica il prodotto biologico in tutto il mondo.
lunedì 26 ottobre 2015
Il valore della filiera: l’esperienza di Enzo Rossi – La Campofilone
Durante
gli incontri dei “Giovedì del Gusto” di Regione Marche abbiamo
spessissimo sentito parlare di filiera, di piccole aziende
marchigiane che, singolarmente, conferiscono le materie prime utili
alla produzione di pasta e concorrono tutte insieme alla
realizzazione di prodotti eccellenti, sani, sicuri tracciabili.
Ma
parlare di pasta è riduttivo …. L’azienda Campofilone si è
organizzata al proprio interno secondo un’”involuzione
culturale controllata” ed è quindi tornata a produrre come
alla fondazione del 1912.
Ha
acquistato 120 ettari per prodursi il grano, un pollaio di 1000 mq,
dove vivono ben 7000 galline, per prodursi le uova.
Il
grano è salubre, naturale, non trattato con fitofarmaci, pesticidi,
usando concimazione organiche, un quantitativo piccolissimo di azoto
con un pochino di anidride solforosa, per disinfettare il terreno e
le foglie e, soprattutto, aumentare la tenacità del glutine nella
pasta.
Le
galline si nutrono con mangimi naturali, solo cereali, devono vivere
bene e non essere schiave. Infatti vivono ben più di 2 anni e poi
vengono regalate al vicinato, perché si possa godere ancora qualche
bell’uovo fresco.
Grazie
a tutto ciò i maccheroncini di Campofilone sono certificati QM,
Qualità Marche e sono tracciabili, sicuri e buonissimi.
L’azienda
ha infine avviato una collaborazione con due università, ed è stata
fatta una ricerca su 60 persone sane, che mangiando 70 gr di pasta
hanno sviluppato emissioni insuliniche del 50/55% inferiori rispetto
all’assunzione degli zuccheri. Questo dimostra che anche i
diabetici potrebbero permettersi un poco di pasta, con grande piacere
anche per lo spirito.
giovedì 15 ottobre 2015
FRESCHISSIMO O FREDDISSIMO: DAL CAMPO ALLA TAVOLA. Ortaggi: Le Marche leader nella III e IV Gamma
Nel nostro correre
quotidiano spesso, nel fare la spesa al supermercato, si acquistano
insalate già pronte ed imbustate per risparmiare tempo nel "mettere
in tavola".Ci siamo mai chiesti
quale prodotto stiamo veramente acquistando? Ai “Giovedì
del Gusto” di Regione Marche sono state presentate le
peculiarità di queste verdure, coltivate appunto sul territorio
marchigiano, denominate di IV gamma e nate dalla necessità di
soddisfare le richieste di una clientela sempre più rigorosa, di un
consumatore sempre più attento ed esigente.I mix di prodotto
sono belli da vedere e buoni da gustare: insalata poker con carote,
con finocchi, con cipolla o 4 gusti; cuore di scarola, cuore di
riccia, rucola, insalata mista, carote per insalata sono solo alcune
delle buste che possiamo acquistare nella GDO con assoluta
tranquillità, perché il processo di produzione e il
confezionamento segue rigidi disciplinari al fine di garantire, la
freschezza, la qualità è la bontà dei prodotti.Tutto il ciclo
produttivo e di confezionamento viene realizzato in azienda con
l'ausilio di macchinari e supporti informatici che rendono, in ogni
fase della lavorazione, costantemente efficace il sistema di
rintracciabilità che permette in qualsiasi momento di risalire ai
lotti di provenienza della materia prima impiegata ogni giorno.
Infine una efficiente rete distributiva, dotata unicamente di mezzi
refrigerati, rende possibile recapitare ai punti vendita il prodotto
in busta entro le 24 ore dal momento della raccolta sul campo. Tutto
al fine di portare sulle nostre tavole prodotti di ottima qualità,
freschi fragranti e sicuri.
venerdì 9 ottobre 2015
OLIO, ENERGIA PER LA VITA. Gli oliomonovarietali marchigiani e…. non solo
Nel contesto dei “Giovedì del Gusto”, organizzati da Regione Marche in
occasione di Expo 2015, un appuntamento è stato totalmente dedicato
all’olio, in particolare all’olio monovarietale, protagonista della
Rassegna Nazionale Olii Monovarietali, giunta quest’anno alla 12°
edizione.
L’olivo è radicato da secoli nel territorio marchigiano. Si parla dell’olio di oliva delle Marche e della sua qualità già nel periodo medievale, più precisamente nel periodo delle Signorie, quando “l’olio de Marchia” doveva essere separato dalle altre produzioni similari per essere rivenduto a un prezzo superiore in virtù del suo colore e sapore.
La ricchezza dell’olivicoltura marchigiana è oggi legata a un patrimonio genetico estremamente variegato; le numerose varietà autoctone caratterizzano fortemente il prodotto marchigiano e lo arricchiscono di storia, cultura, tradizione e paesaggio. Tali varietà sono diffuse da secoli in areali circoscritti e si sono adattate nel tempo alle caratteristiche climatiche e pedologiche locali.
Oggi il settore si distingue per una forte vitalità, un sempre maggiore numero di imprese che producono e confezionano ed un’attenzione crescente alla qualità.
Nel 2004 è stata riconosciuta dall’Unione europea la DOP Cartoceto, prima Denominazione di Origine Protetta per l’olio extravergine di oliva nelle Marche, nel 2006 è stata riconosciuta, a cavallo tra le province di Ascoli Piceno e di Teramo, la DOP per l’oliva da mensa Oliva Ascolana del Piceno.
Infine grazie al QM-Qualità Marche, il marchio regionale di qualità, molti oli possono fregiarsi della certificazione di olio monovarietale autoctono marchigiano. Anche l’IGP Marche è un progetto in dirittura d’arrivo.
L’olivo è radicato da secoli nel territorio marchigiano. Si parla dell’olio di oliva delle Marche e della sua qualità già nel periodo medievale, più precisamente nel periodo delle Signorie, quando “l’olio de Marchia” doveva essere separato dalle altre produzioni similari per essere rivenduto a un prezzo superiore in virtù del suo colore e sapore.
La ricchezza dell’olivicoltura marchigiana è oggi legata a un patrimonio genetico estremamente variegato; le numerose varietà autoctone caratterizzano fortemente il prodotto marchigiano e lo arricchiscono di storia, cultura, tradizione e paesaggio. Tali varietà sono diffuse da secoli in areali circoscritti e si sono adattate nel tempo alle caratteristiche climatiche e pedologiche locali.
Oggi il settore si distingue per una forte vitalità, un sempre maggiore numero di imprese che producono e confezionano ed un’attenzione crescente alla qualità.
Nel 2004 è stata riconosciuta dall’Unione europea la DOP Cartoceto, prima Denominazione di Origine Protetta per l’olio extravergine di oliva nelle Marche, nel 2006 è stata riconosciuta, a cavallo tra le province di Ascoli Piceno e di Teramo, la DOP per l’oliva da mensa Oliva Ascolana del Piceno.
Infine grazie al QM-Qualità Marche, il marchio regionale di qualità, molti oli possono fregiarsi della certificazione di olio monovarietale autoctono marchigiano. Anche l’IGP Marche è un progetto in dirittura d’arrivo.
venerdì 21 agosto 2015
Il prosecco di Toni Doro a 'CamExperience' ad Expo 2015
“Came per il territorio” è lo spazio di CamEXperience che vede come protagonista indiscusso il Veneto e accoglie i migliori produttori del territorio. Grazie alla collaborazione con la start-up trevigiana Delicanto (Luxury Tour Operator), sono infatti stati selezionate le migliori eccellenze venete del settore enogastronomico. Ospiti di Came, avranno l’opportunità di raccontare, con degustazioni ed eventi speciali quali il progetto “Le mani in pasta” e “Miti e leggende venete”, le proprie storie sia sul cibo che sulla cultura contadina, mettendo a confronto tipicità e diversità, trasmettendo i saperi e sapori della propria terra. Tortellini, pasta all’uovo, salse, confetture e mostarde, biscotti, tutti prodotti tipici con una storia di famiglia, o una ricetta antica tramandata di generazione in generazione da raccontare.
Fra le altre partecipa in questi giorni anche l'azienda agricola Toni Doro di Cozzuolo di Corbanese.
Nel 1956 il capostipite dell'azienda, Antonio Doro, arrivò in queste terre tra le più suggestive del comune di Vittorio Veneto.
La vigne, collocate tra le colline di Carpesica, ricadono all'interno della denominazione Conegliano-Valdobbiadene DOCG, che è conosciuta nel mondo per essere l'incontro tra una natura forte e generosa e la sua gente operosa e gentile.
La tradizione di viticoltori, che parte dalla fine dell'ottocento, è stata tramandata di padre in figlio fino ad arrivare a Silvano e Massimo Doro che hanno intitolato al nonno Toni, come era conosciuto da tutti, la propria azienda. Questo è il segno di un legame forte con la terra, che i fratelli non hanno ricevuto in eredità dai loro avi ma l'hanno avuta in prestito dai loro figli. Una filosofia che spinge ad un approccio sempre più ecocompatibile nel pieno rispetto del territorio che li
ospita.Una passione che si tramuta prima in lavoro e poi in Prosecco.
Fra le altre partecipa in questi giorni anche l'azienda agricola Toni Doro di Cozzuolo di Corbanese.
Nel 1956 il capostipite dell'azienda, Antonio Doro, arrivò in queste terre tra le più suggestive del comune di Vittorio Veneto.
La vigne, collocate tra le colline di Carpesica, ricadono all'interno della denominazione Conegliano-Valdobbiadene DOCG, che è conosciuta nel mondo per essere l'incontro tra una natura forte e generosa e la sua gente operosa e gentile.
La tradizione di viticoltori, che parte dalla fine dell'ottocento, è stata tramandata di padre in figlio fino ad arrivare a Silvano e Massimo Doro che hanno intitolato al nonno Toni, come era conosciuto da tutti, la propria azienda. Questo è il segno di un legame forte con la terra, che i fratelli non hanno ricevuto in eredità dai loro avi ma l'hanno avuta in prestito dai loro figli. Una filosofia che spinge ad un approccio sempre più ecocompatibile nel pieno rispetto del territorio che li
ospita.Una passione che si tramuta prima in lavoro e poi in Prosecco.
lunedì 17 agosto 2015
Il percorso Aquositas lungo il Monticano
Il
percorso di Aquositas, il circuito delle terre d'Acqua, tocca nel
mese di luglio molti fiumi del Veneto.Fra questi il Monticano, lungo
il quale i comunicatori e i giornalisti della rete dei Borghi Europei
del Gusto, stanno costruendo un itinerario del gusto.
Il Monticano
attraversa Conegliano, dove il "canale Refosso" lo metteva
in collegamento con il torrente Ruio.
Siamo entrati in
punta dei piedi nella pasticceria
caffetteria Dolce Caffè in via Lourdes. Un buon caffè
(firmato da Lazzarin Cafè di Susegana ), un croissant alla crema da
leccarsi letteralmente i baffi.
Dolce Caffè innova
il tradizionale modo di gustare dolci, pasticcini, e caffè
all’interno di uno spazio dal design minimal e contemporaneo, con
uno stile informale, ricercato e adatto alle moderne esigenze. Il
locale è affacciato su via Lourdes, appena fuori dal centro storico
e dispone anche di un giardino estivo lungo uno dei piccoli fiumi che
attraversano Conegliano, dove è un piacere prendere il fresco
d’estate. La qualità e la maestria nell’arte della pasticceria
sono garantite dall’esperienza. Il Dolce Caffè ha aperto da
qualche anno, ma è legato alla famiglia che gestisce l’Alpago ,
una delle pasticcerie storiche e più rinomate della città del Cima.
La specialità della
caffetteria sono naturalmente le paste, i pasticcini, le torte
preparate per le diverse occasioni (compleanni, anniversari, feste di
laurea, addii al celibato e al nubilato, matrimoni), i semifreddi e i
dolci tradizionali, come panettoni artigianali, colombe, uova
pasquali e focacce. Un vero must sono le colazioni in grado di dare
il perfetto buongiorno in qualsiasi giornata. Inoltre al Dolce Caffè
si possono gustare anche aperitivi a base di prosecco, spritz, e
drink della casa da accompagnare, oltre che con il dolce, anche con
il salato di pizzette, patatine, tramezzini.
Passa il tempo,
scorrono le ore e una sosta all'Antica Trattoria Piave di Piazza
Sant'Antonio, è uno dei riti ai quali piacevolmente non ci
sottraiamo. Un'onda di cicchetti alla veneta, ben innaffiati da vini
generosi e una cucina da sempre casalinga, rappresentano per davvero
il meglio di questa osteria di sempre.
Tutti i giorni in
base alle stagioni potrete provare, sia al banco sia a tavola, una
selezione dei cicchetti: frittura di pesce, sarde in saor, polenta e
baccalà alla vicentina, polenta e musetto, polpette fritte e/o in
umido, ecc. Tutti i giorni a pranzo dal lunedi al venerdi è
possibile gustare alcuni piatti veneti tra i quali pasta e fagioli,
bollito, baccalà, trippe .
I ricordi della
piena del Monticano, la vecchia caserma dei vigili del fuoco, i
luoghi della nostra infanzia : tutto sembra suggerire un ritorno
all'antico.
L'osteria come luogo
dei nostri desideri, una sorta di tempio laico, ove si discute si
parla si comunica, al di fuori delle uggiose abitudini di una società
inamidata.
Ma corriamo per un
attimo verso la Chiesa di San Martino.
La chiesa dei Santi
Martino e Rosa (in veneto locale Cesa de San Martin) è un edificio
sacro di Conegliano, situato nel piazzale omonimo, con la facciata
rivolta verso il Monticano.
Luogo sacro di
antica origine, già presente nella prima metà del XIV secolo legata
a un monastero, la Chiesa di San Martino è stata ricostruita per
volontà della comunità dei frati domenicani tra 1674 e 1730, quando
assunse l'aspetto che ancora oggi la caratterizza.
Due episodi
interessarono la chiesa nel primo Novecento: il primo riguarda la non
realizzazione della facciata che l'architetto Vincenzo Rinaldo,
autore della facciata della Chiesa dei Santi Rocco e Domenico, era
impegnato a progettare, cosicché il prospetto principale restò
disadorno; il secondo episodio invece segna la storia della chiesa in
modo irreversibile: durante i bombardamenti della Grande Guerra
l'edificio venne colpito in molte sue parti, cosicché la parrocchia
dovette attivarsi nella ristrutturazione dell'edificio nella sua
totalità.
Oggi la Chiesa dei
Santi Martino e Rosa si incontra, maestosa, nella piazza omonima,
dopo aver passato il ponte sul Monticano, fiume verso il quale la
chiesa guarda.
Dal 1921 è retta
dai Giuseppini del Murialdo, il primo ordine religioso che vi entrò
dopo che Napoleone aveva fatto chiudere il convento nel 1806.
Nel piazzale vi è
uno dei maestri (a parer nostro e dei coneglianesi), della norcineria
veneta. Eugenio Montagner,
nella sua salumeria macelleria, propone da anni il meglio
delle carni venete, aiutato ormai dalla seconda generazione di
famiglia ( il figlio Nicolò). Cresciuto negli anni con il semplice
passaparola e la stima dei consumatori,Eugenio ha 'popolato' la sua
bottega di sopresse deliziose.
Le soppresse, così
come musetti, salami e altri insaccati, venivano preparati presso le
famiglie contadine dall’esperto del luogo. Dopo l’uccisione del
maiale si provvedeva alla lavorazione della carne e alla preparazione
dei vari prodotti. Era quello un periodo di intenso lavoro
comunitario ma anche di grande festa e abbondanza. Vari documenti
testimoniano che già nel 1800 tali prodotti venivano appesi per 8-10
giorni nelle cucine in presenza di un braciere acceso, allo scopo di
asciugare il prodotto fresco. Dopo questo breve periodo essi venivano
posti in cantina o in un sottoscala fresco e sterrato per la
conservazione.
La stagionatura fa
assumere esternamente alla soprèssa il colore prima biancastro e poi
grigio-marrone scuro della muffa di cui si ricopre. Al taglio, la
carne appare di colore rosso tendente al rosaceo, con la
caratteristica irregolare marezzatura bianca dovuta alla componente
di grasso che avvolge la parte proteica.
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